Nino Beretta

le mie idee

L’Emilia Romagna figura in testa alle graduatorie europee delle regioni che possono vantare un’elevata qualità della vita e anche Piacenza, ormai da anni, è una provincia che si attesta ai primi posti di questa classifica. Viviamo quindi in un’area geografica dove, pur non mancando problemi, esistono situazioni di benessere, stabilità e vivibilità davvero speciali.
Penso che fare politica oggi significhi soprattutto avere il coraggio di assumersi la responsabilità di pensare al futuro, di sperimentare le strade dell’innovazione per creare sempre più benessere, più cultura, più sapere, più ricchezza diffusa e più partecipazione. Infatti, non si può pensare di vincere la sfida del futuro tentando di monopolizzare le informazioni, pianificando uno sviluppo economico vantaggioso solamente per un’esigua minoranza, concentrando - ancora più di oggi - la ricchezza nelle mani di pochi. Una prospettiva di sempre maggiore benessere del nostro territorio ed un futuro certo per tutti si costruisce, anzitutto, insieme e nell’interesse dell’intera comunità.
Sono tre, a mio avviso, le chiavi di lettura da mettere al centro della nostra discussione: crescita, equità e democrazia.

Crescita:

  • perché questa è la condizione per una vera politica redistributiva e per una mobilità sociale che offra maggiori opportunità a tutti;
  • perché occorre porre al centro della politica e della società il lavoro, le competenze e i meriti. Inoltre, ritengo il “sapere” e il “saper fare” i più importanti motori per la crescita complessiva di un territorio;
  • perché, seppure la nostra regione e Piacenza siano ai primi posti delle classifiche economiche europee e nazionali, il potenziale imprenditoriale presente nella nostra realtà può e deve ancora avere capacità di espansione. In particolare per la città di Piacenza, nonostante i grandi passi in avanti, gli spazi di crescita sono ancora molto ampi.

[approfondimento]

Equità:

  • perché le trasformazioni sociali creano solitamente nuove ingiustizie e l’obiettivo delle eguali opportunità va perseguito nei mutamenti e non solo nella difesa dei diritti acquisiti.

[approfondimento]

Democrazia:

  • in quanto una società che vuole competere deve sapere continuamente rinnovare la coesione al proprio interno, rafforzando la consapevolezza, la responsabilità e l’autogoverno delle comunità.

[approfondimento]

Crescita

 Un benessere per pochi?

Tutti gli indicatori economici collocano Piacenza nella parte alta della graduatoria nazionale quanto a reddito disponibile, qualità della vita e, soprattutto, propensione al risparmio. Nel contempo, il tessuto socio-economico sta attraversando una lunga fase di trasformazione e l’economia locale sta faticando a mantenere una propria capacità auto-propulsiva: si è ridimensionato il comparto della “meccatronica” - così storicamente legato alla nostra realtà piacentina - si sono diradati alcuni importanti centri direzionali e lo stesso settore terziario tradizionale sembra privo di capacità espansive (e risulta evidente che la logistica, di per sé, non possa certo compensare tutto ciò). Anche per questi motivi reputo necessario che, in primo luogo, Piacenza e il suo territorio aggiornino le proprie vocazioni e che, poi, sia gli Enti locali sia il sistema produttivo affinino nuove strategie per consentire a queste di realizzarsi. Il tutto, per evitare che nel medio o lungo periodo si possano ridurre gli attuali livelli di benessere diffuso. Infatti, la minore competitività del sistema locale porta con sé un impoverimento sociale e culturale e dunque, alla lunga, provoca una riduzione strutturale delle capacità innovative della società.
Credo che una buona politica non possa che partire da qui: dall’offerta di una nuova prospettiva di sviluppo coerente con le risorse umane e ambientali dell’area piacentina, capace di promuoverne l’espansione locale e in grado di valorizzarne - anche all’esterno - i punti di forza. Mettere al centro del nostro ragionamento programmatico l’obiettivo della crescita significa, in primis, agganciarsi ai segnali consistenti di ripresa dell’economia nazionale e cogliere i segnali positivi anche a Piacenza. Inoltre, un fattore decisivo per migliorare le performances di un territorio è la capacità stessa di fare sistema.

 Piacenza come sistema aperto alla “Padania”

La competizione nazionale ed internazionale si configura sempre meno come competizione tra singole imprese e sempre più come competizione tra sistemi locali. Rispetto a questa tendenza, l’area piacentina presenta alcuni fattori di debolezza ma anche molti elementi che, almeno in prospettiva, possono risultare davvero decisivi.
Se per Piacenza è possibile riscontrare alcune storiche difficoltà nel “fare gioco di squadra”, è altrettanto vero che negli ultimi anni la direzione di marcia pare essere cambiata: maggiore dinamicità - almeno in alcune aree della nostra provincia - da parte del settore pubblico, numerosi nuovi investimenti realizzati dai soggetti privati e importanti strategie portate avanti dal Comune capoluogo che dimostrano di incidere positivamente sulla intera realtà provinciale.
A mio avviso, non dobbiamo però né accontentarci né fermarci qui ma, piuttosto, farci promotori di un’iniziativa istituzionale che miri a consolidare quel livello minimo di intesa fra Enti locali e forze economiche e sociali. Ritengo questa una pre-condizione, l’unica via per ogni ulteriore passo in avanti, per superare campanilismi e separatezze, per individuare una vera e propria vocazione territoriale sulla quale investire e per costruire l’identità di Piacenza come area di integrazione tra Emilia e Lombardia, facendo pertanto cadere ogni illusione di presunta autosufficienza.
Paradossalmente, se un altro elemento di fragilità pare essere la debole integrazione con gli altri sistemi territoriali circostanti e se il rischio per Piacenza è sempre stato quello di essere o periferia del polo milanese oppure realtà sconnessa dal sistema metropolitano emiliano, ritengo che la vera opportunità - se voluta e perseguita - sia quella di essere invece area di integrazione fra Regioni diverse. Nella crescente regionalizzazione dello Stato si potrebbe prevedere un ambito istituzionale, riconosciuto dalle Regioni Emilia Romagna e Lombardia, nel quale le province della media “padania” (Lodi, Piacenza, Cremona, Pavia, Parma) possano confrontarsi e concertare, come in parte sta già avvenendo, le politiche territoriali. Infatti, in ragione di una significativa omogeneità territoriale e unificate dalla comunanza dei problemi posti dalla vicina metropoli milanese, le soluzioni comuni proposte da queste realtà in materie quali, ad esempio, trasporti, sanità, università assumerebbero maggiore forza e si rivelerebbero sicuramente più efficaci.

Una politica di investimenti

Con il Governo Prodi, il centrosinistra ha avviato il risanamento finanziario del Paese. La scelta non è quella di un risanamento fine a se stesso, ma volto anche a favorire un nuovo ciclo di investimenti: il che significa aumento del capitale. Capitale “fisso” ma, insieme a questo, anche capitale umano soprattutto delle nuove generazioni e capitale sociale: buone reti infrastrutturali, una buona “provvista” di beni pubblici, la razionalizzazione della spesa e servizi più efficienti. Ed è di queste ultime due risorse che ci dobbiamo occupare.

Il capitale sociale

il territorio

In primo luogo, è fondamentale porre in rilievo come la vulnerabilità del territorio sia un problema acuto per tutto il territorio regionale e non certo minore per la nostra provincia. In alcune occasioni, l’esperienza ha evidenziato - in passato più che ora - problemi di coordinamento fra le diverse competenze istituzionali, ritardi nella spesa, oltre che insufficienza dei mezzi finanziari, ma ha messo in evidenza anche l’efficienza del sistema della Protezione civile della Regione e dei suoi uffici periferici che, con il loro lavoro, hanno spesso limitato i disagi alle popolazioni e sono prontamente intervenuti all’occorrenza; inoltre tempestiva e puntuale è sempre stata la risposta nella richiesta dello stato di calamità.
La messa in sicurezza del territorio è una priorità per la nostra Regione. Occorre quindi proseguire nel riordino delle competenze che riduca i centri decisionali e unifichi le competenze; devono essere sempre più i Comuni, le Province e le Comunità Montane ad avere le responsabilità ed i mezzi per la gestione del territorio. Tuttavia, esiste anche un grosso problema di mezzi finanziari per affrontare compiutamente una “manutenzione permanente” del territorio: in parte, questa carenza può essere arginata attraverso una vera politica di prevenzione e di programmazione degli interventi. Le risorse provinciali sono abbondantemente insufficienti per affrontare il problema e in questo senso, io credo, che uno dei punti da sviluppare nei rapporti con l'Ente regionale e il Governo sia proprio un piano pluriennale per la “manutenzione” del territorio.

Le infrastrutture

Un altro fattore in grado di aumentare e favorire le condizioni della competizione e dell’efficienza del sistema sono le opere infrastrutturali. In questo campo, le valutazioni strategiche fondamentali per la nostra realtà provinciale devono strettamente legare tra loro le scelte delle infrastrutture - viarie e non solo - alle scelte di sviluppo delle aree interne. Ad esempio, a Piacenza viene riconosciuto un importante ruolo strategico di piattaforma logistica regionale: un posto che ci siamo meritati grazie alle scelte compiute dalla Giunta ulivista.
Ora la logistica è già una realtà, funziona e sarà potenziata da altri imprenditori; ed occorre sottolineare che non si tratta solo di interventi esterni ma, forse per la prima volta, imprenditori locali si sono uniti per un investimento importante al pari dei gruppi più forti. Anche questo è un esempio importante di come si possa affrontare la competizione senza soccombere ma, anzi, sapendo sfruttare le nuove opportunità. Ora però, occorre costruire attorno al polo logistico altre opportunità occupazionali e di servizi avanzati: ad esempio, si muove in questa direzione l’attivazione a Piacenza, da parte del Politecnico di Milano, di un corso di laurea universitaria in “Ingegneria dei trasporti”.

La promozione del sistema locale

Si accennava in precedenza al tema della competizione fra sistemi, più accentuata rispetto alla competizione fra imprese. Abbiamo tutte le carte in regola e di questo dobbiamo prendere coscienza ma, nello stesso tempo, considerare le carenze che ancora esistono.
Sappiamo bene che servono risposte immediate a problematiche ricorrenti come la trasformazione del mondo produttivo, la competizione economica con i paesi emergenti, la ricerca e lo sviluppo di idee per il rilancio del territorio e delle sue imprese. In caso contrario, la possibilità della nostra provincia di conservare o di accrescere il livello di benessere e sicurezza sociale fin qui conquistato non può essere più considerato un dato scontato. Non esistono più posizioni di rendita, neppure per quelle regioni che - come l’Emilia Romagna - hanno resistito con successo alla generale crisi economica e produttiva. Perciò, anche a Piacenza, dobbiamo imparare ad essere maggiormente competitivi.
Da un lato, la Regione è impegnata ormai da anni in iniziative nel campo delle politiche industriali con misure volte a sostenere l’innovazione tecnologica e la ricerca e a favorire l’export sia nella promozione sia nell’assistenza finanziaria. Allo stesso tempo, occorre anche proseguire sulla strada che consenta una riduzione dei tempi burocratici e, soprattutto,che sappia semplificare i metodi di erogazione degli incentivi. Ma, soprattutto, è necessario aggiornare continuamente i metodi di decisione come la "programmazione negoziata" che, sull’esperienza dei patti territoriali, tendono a coinvolgere preventivamente gli attori istituzionali, imprenditoriali e sindacali.
Per quanto riguarda la nostra realtà provinciale, credo invece si debba superare innanzitutto quel latente spirito di autosufficienza che sembra contraddistinguerci e farci più spazio all’interno del sistema regionale, mettendo in campo un rinnovato impegno nell’iniziativa di promozione delle eccellenze del nostro territorio, un’azione questa sempre più necessaria se si intende stare “sul mercato” in modo competitivo. A mio avviso, sono cinque le vocazioni locali da potenziare e sulle quali investire: la meccanica, l’agro-alimentare, la logistica, il polo energetico e l’ampia sfera di servizi che, in stretta relazione al territorio milanese, Piacenza può promuovere in modo attivo. Il tutto, mantenendo un’alta attenzione sia sulla possibile ricaduta in termini occupazionali sia sul versante delle conoscenze per fornire servizi sempre più avanzati.
Infine, in un contesto prima europeo e poi mondiale di estrema concorrenza, sono i fattori immateriali, cioè sono le idee e la capacità progettuale dei sistemi locali a fare la differenza. Significa che il valore di un sistema locale si misurerà sulla base della qualità del capitale umano che sa esprimere, quindi sul valore del suo sistema scolastico e formativo così come sulla sua capacità di implementare le nuove tecnologie.

Equità

Il capitale umano

Lottare contro l’esclusione sociale, potenziare gli interventi di protezione dal rischio di disoccupazione, di reinserimento al lavoro, sostenere le famiglie bisognose, migliorare l’istruzione, non devono essere politiche che si limitano a risarcire o compensare i danni prodotti dalla distorsione e dalle ingiustizie del mercato, bensì politiche positive e di investimento: politiche che, in sintesi, sappiano investire sul capitale umano come risorsa decisiva per una società aperta, per una maggiore mobilità sociale e per la coesione dei sistemi locali.
In questi anni la Regione ha fornito strumenti anche molto concreti nel campo della formazione: ne sono un esempio significativo le iniziative promosse in materia di diritto allo studio. Infatti, sia con gli assegni di studio per le famiglie meno abbienti sia con la normativa che promuove un nuovo sistema integrato di interventi e servizi per il diritto allo studio universitario e l’alta formazione, si è cercato di prevenire ed arginare gli abbandoni scolastici e sostenere i giovani ad ampliare - a tutti i livelli - le loro occasioni di formazione. Ed anche a Piacenza è stato riconosciuto un ruolo all’interno di questo nuovo impianto.
Inoltre, è necessario ricordare il reale senso dell’educazione permanente: l’obiettivo non è solo quello di riciclare professionalità, mestieri ed esperienze per restare a galla nel mercato del lavoro ma, soprattutto, dovrebbe essere quello di fare della conoscenza una vera e propria ragione di vita. Ad esempio, almeno in alcuni casi quali lo studio dell’informatica e delle lingue straniere, dobbiamo ancora fare molto per recuperare il più in fretta possibile quel gap rispetto all’Europa. Ma occorre considerare che oggi più che in passato, anche in ragione del processo di autonomia scolastica, siamo nelle condizioni di continuare efficacemente a promuovere politiche di miglioramento del sistema scolastico. Infine, si impone anche il tentativo di contribuire a rafforzare il legame tra un sistema scolastico autonomo e il tessuto socio-economico locale. Infatti, le condizioni socio-economiche in così profonda evoluzione hanno provocato alcune vistose incongruenze nel mercato del lavoro: se da una parte vi è la difficoltà di reperire forza lavoro in taluni settori manifatturieri, dall’altra è crescente la presenza di persone - soprattutto donne e giovani – che, anche con alti livelli di scolarità, faticano a trovare adeguate occupazioni.

La salute

La nostra Regione considera il diritto alla salute uno degli elementi centrali dei diritti di cittadinanza e dimostra concretamente di credere a questo principio investendo in questo ambito circa l’80% delle proprie risorse disponibili. Negli ultimi anni, infatti, il tema centrale è stato il vincolo di bilancio - ossia la necessità di porre sotto controllo la spesa sanitaria - ma, anche nel contesto della nostra realtà provinciale, ciò non ha impedito di compiere positivi passi in avanti nel miglioramento delle prestazioni di cura e di assistenza socio-sanitaria. Dopo un periodo di profondo stress per il sistema sanitario, credo si possa affrontare il futuro con maggiore stabilità e minore incertezza, lavorando per avvicinare le esigenze delle persone e del territorio ai servizi del sistema socio-sanitario.
A tal proposito intendo sottolineare l’istituzione del Fondo per la non autosufficienza. Si tratta di un programma per realizzare un sistema integrato di servizi in favore delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie. La priorità individuata dal programma è il sostegno diretto ed indiretto della domiciliarità con l’obiettivo di potenziare i servizi e supportare le risorse proprie di ogni persona, della rete familiare, della comunità, per mantenere quanto più possibile la persona non autosufficiente nel suo contesto abituale, tra i propri cari. In particolare, il programma prevede lo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata (sanitaria e sociale), l’aumento dell’assegno di cura per anziani non autosufficienti (con una attenzione specifica per coloro che non percepiscono l’indennità di accompagnamento) la qualificazione delle assistenti familiari (con punti di ascolto, formazione, consulenza), servizi di telesoccorso e teleassistenza anche gestiti con il concorso del volontariato, ricoveri temporanei “di sollievo” e sostegno alle reti informali di solidarietà sociale (dal “portierato” al “custode” sociale). Ma numerose sono state anche le iniziative volte a potenziare la prevenzione e l’educazione alla salute per tutte le età (come, ad esempio, il piano regionale per la prevenzione, l’introduzione di piani di educazione alimentare nelle scuole o le disposizioni in materia di prevenzione, cura e controllo del tabagismo).
Infine, non si può nascondere un tratto caratteristico del nostro sistema che riguarda la mobilità sanitaria verso le altre Regioni vicine. Pur ritenendo realistico vedere che una quota di tale mobilità sia fisiologica, credo ci siano ampi margini di miglioramento per contrastare tale fenomeno e, in ragione della rilevanza e particolarità che assume questo tema a Piacenza, ritengo che esso vada affrontato all’interno di un quadro più complessivo di rapporti che vede le Regioni in prima fila.

La qualità della vita

La complessità di questo tema imporrebbe una lunga e approfondita trattazione ma qui vorrei semplicemente esprimere solo alcune considerazioni. Innanzitutto che, anche di fronte alla sempre crescente complessità e differenziazione dei bisogni, occorre trovare e mettere in atto misure strutturali di sistema e non “di occasione”, cioè misure in grado di determinare qualità della vita sulla base dei nuovi tempi e costumi di vita, di lavoro e di consumi. Inoltre, dobbiamo proseguire sulla strada di quelle politiche realmente innovative in campo ambientale. A questo siamo chiamati dall’incidenza sempre maggiore che i fattori di rischio ambientale come la qualità dell’aria, dell’acqua o come la pulizia del territorio hanno sulla nostra vita quotidiana.

Democrazia

Coesione sociale

Tutti i giorni gli Amministratori constatano come non basti una buona tecnica amministrativa, in quanto la molteplicità delle aspettative rende più difficoltose e travagliate le scelte, con il rischio di rafforzare egoismi e difese di tipo corporativo. La costruzione del consenso in un simile contesto è un percorso sempre più difficile e accidentato.
L’Italia intera pare soffrire della mancanza di un compiuto progetto di riforma istituzionale, anche se alcuni passi significativi sono stati fatti in questi ultimi anni dai Governi di centrosinistra, i cui valori di riferimento sono declinabili in termini di:

  • autogoverno, ovvero la capacità delle comunità locali di darsi un progetto e di servirsi delle proprie Istituzioni come strumenti flessibili;
  • autonomia, ovvero la capacità giuridica e politica degli Enti locali di darsi norme e regole e reperire risorse;
  • efficienza, ovvero la capacità di ottimizzare il rendimento delle risorse comuni, del patrimonio di tutti.

Non possiamo certo dire che si tratti di un processo pienamente compiuto ed effettivo ma, tuttavia, è già possibile utilizzare quegli spazi di responsabilizzazione verso il basso che sono stati creati. Analogo processo va compiuto verso la società civile che, sempre di più, deve sviluppare uno spirito di solidarietà civile e di responsabilità comunitaria nella direzione di un maggiore rafforzamento della coesione sociale.
Anche un fenomeno - troppo spesso enfatizzato a fini strumentali - come la crescente insicurezza dei cittadini deve essere affrontato in questa chiave, perché prevenire il crimine e ridurre la paura del crimine sono entrambi strettamente connessi alla rigenerazione delle comunità. Dobbiamo ammettere un certo ritardo nell’affrontare questi temi ma, nello stesso tempo, metterne in evidenza le vere cause e soprattutto affermare che la lotta che ha dato maggiori frutti è stata quella di aumentare il controllo sociale del territorio, la qualificazione delle aree urbane e l’estensione delle reti di solidarietà e di aiuto. Le linee regionali si muovono in questa direzione e sollecitano le comunità locali a proporre progetti e soluzioni, appunto con lo scopo di attivare energie e risorse delle comunità, rinunciando quindi ad un approccio esclusivamente dirigista. Come si accennava all’inizio, vi è la necessità di intensificare l’uso di strumenti partecipativi se vogliamo rendere le decisioni più efficaci; il processo decisionale deve coinvolgere i diversi attori già nelle fasi iniziali. In questo senso, la concertazione fra gli Enti e le forze sociali ed economiche deve riprendere più vigore, in quanto non è solo un metodo ma la condizione per realizzare con più efficacia gli obiettivi comuni.
La sintesi finale può essere che la nostra idea di democrazia non è dirigere la comunità, ma attivare la comunità: dove ieri occorreva autorità, la conquista dei diritti collettivi e individuali rendono oggi possibile un affidamento di responsabilità verso il basso. L’idea di fondo è che, rispetto ad un passato in cui è prevalso anche a Piacenza un evidente spirito di chiusura, il centrosinistra continui a promuovere un nuovo spirito pubblico che valorizzi le sinergie col vicino e con l’affine, la cooperazione tra i diversi soggetti sociali ed istituzionali, la partecipazione attiva e responsabile dei cittadini.

Queste sono solo alcune delle sfide che stiamo affrontando e che, in parte, ancora ci attendono. Il lavoro di squadra che la società piacentina, le sue Istituzioni locali, le sue imprese, le sue parti sociali hanno finora svolto con la Regione Emilia Romagna ha dato buoni frutti. Ora si tratta di conservarli e di porre le condizioni per nuovi avanzamenti. Ma sono convinto che solo promuovendo crescita, equità e democrazia contribuiremo a costruire una Piacenza sempre più attiva, aperta e solidale, una città e una provincia che siano in grado di proiettarsi in un’area vasta, con coraggio e sicurezza nelle proprie capacità.

Newsletter

Per iscriverti, inserisci il tuo indirizzo email: