Ci eravamo ripromessi di far ripartire l’Italia. Ci stiamo riuscendo e, seppur a piccoli passi e tra alcune difficoltà, oggi possiamo affermare che il nostro Paese sta iniziando a crescere.
Non sempre, purtroppo, siamo efficaci a trasmettere i buoni provvedimenti e i risultati ottenuti, visto che spesso a “tener banco”sono i molti distinguo e il generale clima di sfiducia. Tutto ciò non aiuta, ma finora abbiamo dimostrato una salda tenuta, un forte senso di responsabilità e la chiara volontà di portare a termine questo mandato nel migliore dei modi. Molto c’è ancora da fare e il punto di partenza non era certo dei migliori.
Tra le note dolenti compare la gestione economica e, in particolare, del bilancio pubblico. A inizio legislatura, infatti, forte era la consapevolezza della necessità di una visibile correzione di rotta rispetto al quinquennio precedente. Oggi è già possibile registrare un miglioramento dei conti pubblici talmente sensibile per dimensioni e rapidità da suggerire che la fase di emergenza della nostra finanza pubblica sia in via di conclusione. Il rigore non è piacevole ma talvolta necessario. Interrompendo la serie negativa di anni in cui il Paese aveva ampiamente sfondato il parametro del 3% del PIL rispetto a quanto previsto dal Patto di Stabilità, oggi possiamo consentirci di guardare, con fiducia, al pieno rientro dell’Italia nell’ambito dei Paesi europei che rispettano le comuni regole di buon governo della finanza pubblica.
Inoltre, tutto ciò consente – soprattutto considerando i prossimi anni – di togliere dalle spalle delle future generazioni parte di quell’enorme peso rappresentato dal debito pubblico accumulatosi, nonché di costruire con minore affanno e concitazione politiche più solide di:
Il buon risultato ottenuto sul piano del riequilibrio finanziario ha spiegazioni ben precise che rispecchiano il modo in cui il Governo ha saputo e intende affrontare il tema del risanamento. Tre, in particolare, sono state le iniziative dell’esecutivo che hanno consentito di rimettere in ordine, ben al di là delle aspettative, i risultati di bilancio:
Proseguendo su queste direttrici, il riequilibrio dei conti pubblici potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni fino all’obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2011.
Un’altra area nella quale si è resa necessaria una visibile discontinuità, riguarda il sistema delle relazioni esterne e della nostra credibilità internazionale. I temi della politica estera e della sicurezza internazionale sono stati così ricondotti sulle linee solide e sulle radici profonde:
Una politica coraggiosa ma, al tempo stesso, non velleitaria e coerente con le dimensioni economiche e con la portata politica del ruolo del Paese. Siamo infatti orgogliosi di avere:
La grande missione – forse la più importante – ritengo sia quella di rimettere in moto il Paese e, dopo anni di sostanziale ristagno, allargare il suo potenziale di crescita. Questo si rende possibile integrando tra loro più azioni che mirano allo stesso risultato.
Innanzitutto, l’impegno deve riguardare la maggiore apertura dei mercati e il mettere i nostri soggetti economici in condizioni accettabili di competitività. Il nostro Paese appare sempre più consapevole e convinto della necessità di innovare e di investire in nuovi settori e attività e una politica responsabile deve assolutamente mettere in campo misure in grado di assecondare queste spinte positive: ad esempio, semplificando le procedure e limitando quindi i ritardi, riducendo la tassazione a carico delle imprese, favorendo le esportazioni, promuovendo politiche tese alla conoscenza e all’aggiornamento tecnologico.
Parallelamente, si rende poi necessario rilanciare l’attività di infrastrutturazione del Paese che resta un obiettivo imprescindibile per la ripresa. Occorrono, per questo, maggiori certezze e continuità d’investimento, oltre a tempi più celeri, a una seria programmazione delle risorse e a una più attenta selettività delle opere da realizzare.
Ma il ritorno dell’Italia sui sentieri della crescita si deve necessariamente inserire e declinare in un’ottica di sviluppo sostenibile. Questo è nell’interesse di tutti i cittadini e va esteso a tutti i settori, con particolare attenzione al tema dell’ambiente, intendendone la tutela come battaglia comune e non di singoli Paesi. Specifica attenzione si deve alle politiche per l’energia che devono saper coniugare costi e rispetto ambientale (pensiamo agli incentivi volti al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili).
Ritengo che qualunque obiettivo si ponga l’Italia non possa prescindere dal coinvolgimento dell’intera collettività e dalla sua volontà di operare verso traguardi ambiziosi. Naturalmente, occorre che questa si trovi in uno stato di “serenità sociale” e, se intendiamo la società quale insieme di persone che legittimamente ambiscono ad esprimersi, mettere a frutto le proprie attitudini, realizzare le proprie aspirazioni e portare a termini i propri piani di vita, a questa devono essere garantite le condizioni per poter vivere al meglio.
Occorre allora consolidare le politiche relative al lavoro, alle protezioni sociali e al reddito. Una parte consistente del programma elettorale si concentrava sulla lotta alla precarietà nel mercato del lavoro. Fin dall’inizio della legislatura, si è dato avvio ad un processo di irrobustimento delle tutele dei lavoratori – soprattutto giovani – con carriere caratterizzate da frequenti interruzioni. Sono stati estesi ai lavoratori precari alcuni diritti da lungo tempo attribuiti alle altre categorie di lavoratori (ad esempio, l’indennità di maternità) e si rendono ormai necessari nuovi e significativi elementi di miglioramento del regime previdenziale che attualmente non tutela in modo adeguato i lavoratori precari dal “rischio vecchiaia”.
Veniamo poi alla famiglia e alla casa. Occorrono misure che assicurino maggiore certezza e stabilità, soprattutto a chi gode di minori possibilità economiche. Tutto ciò lo si ottiene rafforzando gli strumenti finanziari esistenti (a partire dal Fondo per le politiche sociali), istituendo nuove modalità di sostegno (quali, ad esempio, il Fondo per l’assistenza agli anziani non autosufficienti) e migliorando ulteriormente le azioni volte alla tutela della salute (in un clima di maggiore collaborazione tra Stato e Regioni, è già stato siglato il Patto per la Salute che prevede investimenti indirizzati alla qualità dei servizi e all’ammodernamento delle strutture sanitarie). Ugualmente innovative devono rivelarsi le misure a favore dei giovani e delle donne, prevedendo interventi più strutturali che vanno nella direzione soprattutto delle giovani coppie.
Sempre a proposito dei più giovani, credo davvero che questo governo debba riportare la scuola e l’istruzione in generale al centro delle nostre priorità. La più grande risorsa che abbiamo in Italia sono le donne e gli uomini che vi abitano, il loro ingegno, le loro capacità. La conoscenza si rende necessaria per stare al passo con i tempi, per essere competitivi in un mondo con scenari sempre più complessi e globali ed è un dovere fornire ai nostri figli gli strumenti critici per poterlo affrontare adeguatamente.
Inoltre, in primo piano, si pone il tema della sicurezza, questione certo spinosa che spesso rimanda direttamente alle scelte fatte in materia di immigrazione. Il concetto di legalità contempla sia il rigore, sia la solidarietà, l’intransigenza per il rispetto delle leggi da parte di tutti e la disponibilità a integrare coloro che desiderano trasferirsi in Italia.
Le vie possono essere molteplici, ma l’obiettivo da perseguire con le politiche relative all’immigrazione è duplice: da un lato, quello di garantire che la forte domanda proveniente dalle famiglie e dalle imprese di lavoratori stranieri possa essere soddisfatta e, dall’altro, quello di creare le condizioni più appropriate ai fini di un ingresso certificato e “alla luce del sole”.
Permettetemi un’ultima considerazione a riguardo. La sicurezza non si costruisce certo con la paura: servono piuttosto conoscenza e rispetto per le persone. Un Paese davvero contemporaneo e sicuro di sé non può temere il confronto: sono la nostra storia, il nostro grande patrimonio artistico e culturale, il nostro passato di viaggiatori ed emigranti, le nostre illustri personalità a ricordarcelo ogni giorno. Sta quindi ad ognuno di noi cogliere le opportunità che derivano dal dialogo, rispettando ed esigendo da tutti il rispetto delle stesse regole.
“Aprirsi” significa offrire maggiori opportunità d’investimento e fare della concorrenza una bandiera positiva per lo stimolo di tutte le realtà economico-produttive che operano in Italia. Devono sicuramente riguardare i settori strategici e i più grandi poli d’erogazione di beni e servizi per evitare l’insorgenza di monopoli la possibilità che vengano creati veri e propri “cartelli”; ma le liberalizzazioni possono incidere anche nel rilancio dei consumi e nella tutela dei consumatori. Regole arcaiche e di scarsa trasparenza sono già state innovate in ambiti quali la vendita dei farmaci “da banco”, le assicurazioni, i telefoni cellulari, le banche, la distribuzione di carburante, la produzione di pane. Occorre proseguire su questa strada ma i primi risparmi per i cittadini cominciano a mostrarsi in tutta la loro consistenza.
Nessuno sottovaluta l’esigenza e l’impellenza di riforme strutturali per il nostro Paese. Di fatto, però, molto se ne discute ma poco si riesce purtroppo a portare a compimento.
A mio avviso, due sono le riforme davvero urgenti e necessarie:
Al di là della volontà politica, uno dei motivi che ostacolano questi percorsi sono i “numeri”: servono infatti consensi spesso superiori che vanno oltre agli opposti schieramenti di maggioranza e minoranza. Credo che questa XV Legislatura nel suo complesso dovrebbe porsi tra i propri obiettivi quello di portare avanti importanti riforme.
Sicuramente, occorrono coraggio e tenacia, caratteristiche con le quali il Partito Democratico è nato e continua a portare dentro di sé. Infatti, oltre a rafforzare il nostro Governo, mi auguro vivamente che il PD riesca a diventare un punto vero di stabilità politica e sia in grado di lasciare un segno importante nella direzione di una politica realmente riformista, costruendo consensi trasversali e utili ai cittadini italiani.
Il mio impegno di questi ultimi anni si è concentrato in larga misura sulla costruzione del Partito Democratico: un nuovo progetto politico per l’Italia, per guardare con maggior fiducia e slancio al futuro, per riformare la politica raccogliendo le sfide globali del XXI secolo.
Le importanti e rapide trasformazioni che viviamo richiedono risposte nuove e chiare dalla politica, la quale da fonti di incertezza e smarrimento deve saperle rendere grandi opportunità di futuro:
In questo contesto globale il PD è un progetto per il nostro Paese: per unire l’Italia su un orizzonte comune, aiutarla a riappropriarsi di uno spirito nazionale e restituirle fiducia, coltivando quello straordinario capitale sociale e umano che la rende unica in creatività, vitalità, intraprendenza.
Il Partito Democratico deve restituire alla collettività una visione del futuro, il progetto complessivo di una società moderna, dinamica, improntata sulla conoscenza e sulla mobilità sociale, aperta, che sappia riconoscere il valore sociale e collettivo:
Una società che:
Per guardare con fiducia al futuro bisogna investire sulle nuove generazioni e sulle donne, aprire loro nuovi spazi arginando il proliferare di particolarismi, corporativismi, conservatorismi di destra e di sinistra che impediscono un dibattito pubblico sereno e la salda tenuta del timone sull’interesse generale, fino a mettere a dura prova la nostra stessa coesione sociale; dobbiamo rispondere con responsabilità e senza ideologismi alla grande questione della precarietà del lavoro, affrontare il tema della mobilità sociale per garantire a tutti pari opportunità ed impedire che il percorso di un ragazzo sia condizionato molto più dal contesto sociale in cui nasce che dalle sue capacità e dai suoi meriti.
È necessario consolidare il rapporto di fiducia tra cittadini, politica e istituzioni, sia sviluppando la capacità delle pubbliche amministrazioni di corrispondere ai bisogni e ai ritmi di una società dinamica, sia riformando il sistema politico-istituzionale per risolvere la transizione che attraversiamo da ormai 15 anni: la direzione è quella di una semplificazione del quadro politico, che ne limiti la conflittualità eccessiva e paralizzante, ne riduca i costi e assicuri piena stabilità e governabilità.
È evidente quanto sia diffusa e consistente oggi la domanda di buona politica, cui può rispondere solamente un partito ad ambizione maggioritaria, radicato nella vita reale dei cittadini, in grado di avvertirne ansie ed incertezze, ma anche speranze e progetti.
Il PD è oggi il motore di uno straordinario potenziale di innovazione politica e culturale, avviata grazie alla generosità, alla lungimiranza, al senso di responsabilità di due partiti, che hanno deciso di andare oltre la propria storia e identità per dare al Paese una nuova forza di cambiamento e una nuova fase democratica; ma avviata anche grazie alla determinazione e alla voglia di partecipazione di altri soggetti, espressioni di quell’impegno civile e sociale, di quella cittadinanza attiva che già aveva svolto nel nostro paese una importante funzione di supplenza di fronte alla crisi dei partiti e della prima repubblica.
Comune a tutti è l’obbiettivo di creare un partito veramente nuovo, che nasce dall’incontro e dal dialogo e promuove il confronto positivo e costruttivo non solo come metodo o strumento, ma come profondo valore democratico.
Il PD trae infatti dalla democrazia, ovvero la principale tra le conquiste del Novecento, il suo primo e fondamentale riferimento e, attraverso questa lente, dovrà ridefinire i binari su cui far correre verso il nuovo secolo i grandi valori mai negoziabili della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà.